Education is horse riding itself.

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Pino e il Pony Ponzipo




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Thanks Greetje Haakvoort and Bongo for Sharing!


Ho deciso di porre alla vostra acuta attenzione questa lezione perchè prima di tutto dà l’idea chiara di cosa voglia dire la costruzione e lo sviluppo di un cavallo flesso. E già a tal proposito vi riporto una potente citazione di Steibrecht su cui ero alle prese poco fa – “Un cavallo diritto non è un cavallo senza flessione, ma un cavallo che usa le sue quattro gambe per avanzare in avanti nella direzione del movimento” – per cui un cavallo dritto paradossalmente è un cavallo flesso. Flesso attraverso gli esercizi che vedete qui, che sono i classici accademici – spalle in dentro, groppa in dentro, renvers, appoggiata a destra e sinistra per citarne alcuni – . Inoltre da notare enormemente il viaggio vettoriale di tutto il ponte dorsale, dalle vertebre cervicali che portano elasticamente loro stesse fino al fusto della coda, flesso anch’esso. Questa e solo questa è una diretta riprova che la flessione sia costruita “dentro”, nelle ossa e nei legamenti, e non sia un falso atteggiamento posturale del cavallo su cui molti si illudono di lavorare. Nelle appoggiate come nelle half pirouettes in groppa in dentro, il cavallo ha maturato e celebra un portamento della flessione nucale che è “stelling”, non semplicemente “bending”. A seguire, galoppo in flessione, poi in groppa in dentro, e passaggio attento da entrambe le parti – cavallo e cavaliere – dal galoppo al piaffe secondo il meglio della scuola accademica, fatto anche all’altra mano. Le appoggiate in flessione, il galoppo in controflessione portano poi Bongo – il cavallo – ad eseguire un cambio di galoppo in aria leggiadro e pronto.
Quindi…Studere!
Grazie Bongo e Greetje!

Cholstomér


Il libricino è pratico, si può portare in tasca per accompagnare una lettura lenta e occasionale, il che può essere un vantaggio. Non articolerò una opinione solita su questo libellulo; potrei parlare dell’autore, o del contesto storico sociale che riguarda sia la storia sia lo scrittore…questo lasciamolo fare ai sapienti. Di solito la gente di cavalli curiosando nei mercatini del libro, come puntualmente accade in tutte le fiere di settore nazionali, Cholstomér non lo comprerebbe mai. Magari perchè, apparentemente, non parla di imboccature, o di gestione del cavallo, o di tecnica…insomma non sembra un libro dei tanti che tentano di offrire la panacea alle piaghe equestri del secolo. Dalla sua però, Cholstomér ha un tentativo arduo: mettere insieme a confronto due specie diverse e complesse quali l’uomo e il cavallo, e lo fa attraverso contrasti evidenti i cui significati restano però sottintesi alla storia, e li capisce solo chi vuol fare lo sforzo di capire. Narrativa impegnata, dunque, che per noi “che siamo di cavalli” , dovrebbe essere una sfida tutta originale: tentare di cogliere significati utili nel nostro fare ed essere in sella e a terra con i nostri compagni equidi a partire da una narrativa.

Non ho trovato la traduzione  molto fluente, a volte mi sembra sgrammaticata, ma ciò non toglie fascino alla storia.

Due sono i momenti topici di mia personale memoria nel romanzo: uno è quando il cavallo fa memoria di se stesso e racconta dei suoi tempi migliori, quelli che lo hanno definito, con fare evocativo e coinvolgente, tanto che mi è venuto in mente, leggendo, la solennità della dichiarazione che, nel film “Il Gladiatore” – film storico di azione dell’anno 2000 diretto da Ridley Scott – , l’attore Russel Crowe svela al suo antagonista la sua vera identità levandosi l’elmo di ferro: chi non ricorda il monologo che inizia con “Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, Comandante delle Legioni Phoenix…”

Ebbene, Cholstomér in quelle pagine nomina e significa limpidamente se stesso, definendo la sua personalità e il suo servizio. Sarebbe fantastico, pensavo leggendo, ascoltare la mia cavalla raccontare se stessa a questo modo…tono nostalgico che non fa differenza ma che colora il rapporto equimotivo con i miei cavalli.

L’altro momento topico è, verso la fine del romanzetto, che si può leggere in un pomeriggio come in un mese, quando Cholstomér offre la sua visione della morte. Etologicamente differente.

Sfido ciascuno di voi, lettori “equestri” pratici o occasionali, a sfidare voi stessi tentando di carpire insegnamenti utili ai vostri cavalli anche da un romanzo. Anche da una pietra. Anche dalle mie zucchine sul fuoco per la mia cena di tarda sera.

Buona Lettura!

Harris’ Fundamentals


Comprai l’Harris con quei pochissimi soldi di cui disponevo al National Dressage Championship a Kenilworth, nel Warwickshire, sotto stretto consiglio di Mrs Sheila Layton, donna temibile quanto aggraziata, madre della mia Master Teacher Tina Layton, nel mio periodo da studente in Inghilterra. Il mio libro consumato agli angoli, con le pagine ormai morbide che odorano di maneggio e sporco di sabbia, perchè lo ho portato più volte nel rettangolo, e lo porto con me tutte le volte che mi sposto per insegnare, studiare o fare degli stages. Tutto ciò non esprime un mero legame affettivo e nostalgico, ma vuol significare l’assoluta ecletticità di questo libro.

Questo non è un libro che si legge, ma che si usa di continuo. Qualsiasi altro testo di equitazione che si abbia per le mani, l’ Harris ne è diretta referenza; qualsiasi tema specifico sulla biomeccanica del corpo umano o equino si stia studiando, l’Harris da’ il suo contributo speciale e la sua maesta voce a riguardo. Quando ci rompiamo la testa in un problema del nostro cavallo, o stagniamo in una cattiva abitudine del nostro fare in sella, l’ Harris ci riporta all’ essenziale. Nella mia umile esperienza, veramente l’ Harris mi è sempre ritornato come riferimento. Perchè l’ Harris ha la capacità, come fosse magico, di vigilare sul nostro fare e dire equestre. Questo, al di la della mia verve personale, vuol dire che i temi trattati sono le basi chiare ed essenziali di uno studio del montare, un know how di partenza indiscusso. Sull’assetto del cavaliere così come sulla biomeccanica del cavallo ci sono valanghe di libri, ma mai, confrontando ciascuno di essi con l’ Harris, troverete contraddizione, perchè l’ Harris è la strada maestra. Attraverso tavole anatomiche, morfologiche e scheletriche quantomai scelte, grazie ad efficaci proprio perchè sintetici commenti a ciascuna, Harris non personalizza significati, ma sancisce dei fatti. Dice, e basta. Non una interpretazione, non un adattamento personale. Ciò che si legge è vangelo.

Come da un leggero fluire d’acqua in un ruscello si arriva alla potenza di una cascata, così la decisione dello scritto Fundamentals of Riding va  a finire in uno studio ampio, vasto, largo e capillare, fatto di letture e di esperienze per ciascuno di noi. Ho avuto e continuo ad avere molto da questo libro di spiccata cultura inglese, il che con i cavalli è sempre un vantaggio. L’ Harris allena di continuo lo spirito per chi, come noi, di cavalli non ne ha mai abbastanza. La solita sciagura, che a volte sembra più una antica condanna, è che non ne esiste traduzione italiana. Oggi, insieme ad altri tre testi, fonda la formazione per la Association of British Riding Schools.

Libri


A breve, presentazione e disquisizioni su:

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36 Exercises de Pédagogie


Il libro offre un chiaro esempio di come chi insegna equitazione, sia a neofiti che ad allievi con cavallo proprio, deve abituarsi a pensare e a proporre se stesso. Troppe volte assistiamo, o magari inconsapevolmente ne siamo noi stessi esempio, a lezioni di equitazione presunte tali che prescindono da un carattere didattico. Essere a terra nell’arena deve prevedere responsabilità chiare e intenti altrettanto palesi, il tutto costruendo di continuo una presenza attiva e responsabile. Nicolas Sanson, forte del suo personale curriculum di tutto punto, pone diverse linee guida – 36, per l’appunto – che possono aiutare soprattutto chi insegna. La pedagogia deve essere materia indispensabile di chi insegna equitazione; Sanson, attraverso una semantica semplice ed efficace, un susseguirsi di periodi chiari e succinti, mai prolissi ma essenziali, pone all’istruttore delle linee guida fedeli per capirsi e per proporre ad altri. Da più parti, nella ricerca continua di un fare equestre di qualità, mi accorgo di un fondamento in particolare che deve esserci in chi insegna: avere chiaro in testa cosa si vuole. Nei miei ultimi dialoghi con le persone a me care, mi ritrovo spesso a ripetere “volere è potere”: solo se si ha una chiara visione di quello che si vuole ottenere un giusto ed efficace atteggiamento di prospettiva sorge. Altrimenti nel lavoro con gli allievi siano essi umani o equini, il rischio è di “acciallare”, termine di colore pugliese che illustra il fare impreciso e intermittente che, non dominato da una chiara volontà e da intenti rigorosi, disfa, confonde e non edifica. E ciò è uno dei rischi pessimi che corriamo quando facciamo con i cavalli. Insegnamo? Manteniamo una condizione? Siamo su un percorso che attraverso piccoli obiettivi che si raggiungono costruiscono una meta? Aspettiamo vigilanti nella gentile richiesta una risposta che intravediamo per segnali? Se non abbiamo risposte chiare a queste domande non stiamo insegnando nulla che possa restare, ma stiamo passando il tempo. Beh, quando questo tempo viene retribuito, coscienza vuole che lo si debba impiegare cercando e edificando pian piano un metodo di insegnamento proprio che sia solido. Sanson propone il suo, o almeno ne da giusti segnali e referenze. Sta poi a se stessi, alla fine di questa lettura ispirata, personalizzare le proprie scoperte e edificare – ci vuole tanto tempo e tanto lavoro di autoanalisi – un proprio metodo, continuando a studiare…

Grazie a questo libello ho riscoperto che usare termini appropriati, impiegare giusti termini tecnici non serve ad un fico se l’altro non capisce; con gli allievi umani, ho imparato a parlare di meno e a costruire esercizi mirati incontrando le situazioni attuali che diversi binomi, anche quelli non continuativi, mi proponevano. Con i cavalli, a fare ancora più silenzio.

Dispiace, comunque, che in italiano, pur avendo cercato molto, non esistono al momento edizioni “pedagogiche” in tema equestre alla stregua di questo. Tradurre questo piccolo Sanson potrebbe magari essere una risposta di cultura a questa latenza? Si vedrà…

Pino e il Pony Ponzipo


Studiare Isodinamica è molto interessante, ma a volte niente affatto semplice. E’ dunque per esorcizzare le difficoltà che uno studio impegnato spesso propone che ho inventato una comica. Pino è un cavaliere, si chiama così proprio perchè è alla ricerca della Scioltezza Ideale,  ma al momento è asimmetrico, rigido – come un tronco di pino, per l’appunto! – e impacciato. La buona (o mala!) sorte ha voluto far accompagnare questo fumetto dal pony Ponzipo, equide di 150.000 anni o poco più che ama la cultura, e ne sa una più del diavolo, e ne ha passate tante, e ne ha visti tanti di uomini in sella, e … per questo porta con se un basto con pergamene, libri, appunti e quant’altro: per istruire Pino, del quale è un pò spalla un pò mentore, nel lavoro sul suo corpo. Questi alcuni dei miei schizzetti, compagni fedeli dei miei appunti da sempre, che al momento vi presento semplicemente. Presto strisce divertenti, e forse qualche storia!

To study Isodinamic is very interesting, but at times not at all simple. It is therefore to exorcize the difficulties that a busy study often proposes that I have invented a comic. Pino is a rider, his name is such one just because he is searching for the Ideal Suppleness, but at the moment he is asymmetrical, rigid – as a trunk of pine, for the note! – and embarrassed. The good (or bad one!) chance has wanted to accompany this comic strip from the pony Ponzipo, 150.000 or few more year-old equine who loves  culture, and he knows one more than the devil, and he has passed so many of it, and he  has seen so many people in saddle, and… for this reason he is used to bring with himself  parchments, books, notes and others: to instruct Pino, of whom he is a bit shoulder a bit mentor, in the work on his own body. These some of mines, faithful companions of my notes for a long time, that I simply introduce you to the moment. Soon amusing strips, and perhaps some history!

Étudier Isodynamique est très intéressant, mais parfois pas du tout simple. C’est donc pour exorciser les difficultés qui une étude engagée propose souvent, que j’ai inventé un   comique. Pino est un cavalier, justement il s’appelle comme ça parce qu’il est à la recherche de la Souplesse Idéale, mais au moment il est asymétrique, rigid – comme un tronc de pin, précisément! – et embarrassé. La bonne, (ou mauvaise!) sorte il a voulu faire accompagner cette bande dessinée du poney Ponzipo, equide de 150.000 ans ou peu plus qui aime la culture, et il en sait plus que le diable, et il en a passé nombreuses, et il en a vu nombreux d’hommes en selle, et… pour cette raison il emmene avec soi un bât avec des parchemins, livres, notes et d’autres choses: pour instruire Pino dont il est soit épaule soit mentor, dans le travail sur son corps. Voilà quelques-uns des miens, camarades fidèles des mes notes depuis toujours, qu’à le moment je vous présente simplement. Bientôt bandes amusantes, et peut-être quelque histoire!